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Pianta interrativa:

dipinto esterno calefactorium locali celestini ingresso monastero locali dei conversi prolungamento per conversi grancie cerra

1. dipinto esterno: opera dei celestini per ricordare ciò che non hanno potuto ricostruire perché completamente perduto, il parlatoio, indicato in basso a sinistra con due monaci raffigurati, e l’abside, con un monaco che guarda in alto una figura, da qualche anno perduta. Alla destra del dipinto, è ancora visibile uno dei contrafforti di stile gotico, per sostenere le spinte delle mura sulla struttura.

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2. calefactorium (= caldaia): in parte originario (parte in pietra) e in parte ricostruito (parte in mattoni), ricorda il luogo dove ai tempi dei monaci era il grande camino per riscaldare l’inchiostro per gli scrivani. Torna su

3. locali celestini: nelle testimonianze finora pervenute (p. 111 dello studio citato del Pasquandrea) si tratterebbe dei luoghi che fungevano da foresteria e dispensario alimentare (di fronte all'ingresso attuale) e da rimessa per animali (locale a fianco). Torna su

4. ingresso monastero: dinanzi all’ingresso creato dai celestini, una costruzione che serviva da foresteria, luogo di accoglienza, e luogo di deposito per i viveri di prima necessità, quali olio e latticini. Torna su

5. locali dei conversi: la costruzione, visibile all’esterno, accanto al vecchio monastero, era riservata ai conversi,o novizi, coloro che avevano scelto la vita monacale. Al piano terra il refettorio, unito alla cucina tramite un corridoio, al primo piano il dormitorio. Torna su

6. prolungamento per conversi: edificio costruito dai monaci in previsione di un eventuale aumento del numero dei candidati. Torna su
7. “Grancie”: accanto ai locali per i conversi, i monaci riservavano alcuni locali per le “grancie”, che erano costruzioni rurali, simili a capannoni, per i lavori manuali e agricoli dei monaci. L’ultimo locale, quello più esterno, era riservato come “latrina”, per la raccolta dell’acqua piovana. Torna su
8. “Cerra”: visibile come arco di ingresso per costruzioni edificate dai celestini come abitazioni dei sarchiatori (lo testimonierebbero le antiche pietre ai lati dell’arco, da qualche anno rimosse), ha una lapide marmorea, purtroppo rovinata, per la quale è possibile solo una possibile interpretazione, testimone comunque del gran lavoro dei celestini nel feudo, dall’insediamento al profitto la resa produttiva:

 

NON HOMINUM NON FACTA DEUM NEMUS UNDIQ. DIRI

VEXABANT *U*ES *T**CA SUMMA FERAE

HERCULE NON OPUS **T. **S** PURGAVIT ET AGRUM

INCOLUIT QUARTA *UN*US OLYMPIADE

HORREA FQCUNDAE. RUM**** HOC AUSPICE MESSES

CENTENO ***GES *OENOR* REDDIT AGER

LEGIFERA CERERIS DIVINA REDDIDIT ARTE

HERCINIAM SILVAM GARGARA TRIPTOLEMUS

Reverendissimo Priore Signor Giuseppe

(rispettabilissimo maestro?) Mario Turco

Coabate dei Celestini

Ordinario (ecclesiastico)

dalle massime insegne (episcopali)

(Abate) dell’Abbazia di Santa Maria di Ripalta

Indipendente (dalla Diocesi)

Anno del Signore 1769

Reverendissimo Priore Signor Giuseppe

(rispettabilissimo maestro?) Mario Turco

Coabate dei Celestini

Ordinario (ecclesiastico)

dalle massime insegne (episcopali)

(Abate) dell’Abbazia di Santa Maria di Ripalta

Indipendente (dalla Diocesi)

Anno del Signore 1769

 

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